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 ARCHIVIO
 
AVVENNE NEL MESE DI GENNAIO
 
 
ETTORE GALLO, nacque a Napoli da genitori oriundi calabresi il 3 gennaio 1914
E’ stato un partigiano e giurista italiano, presidente della Corte Costituzionale
dal 1991 al 1992.
Rimasto orfano di entrambi i genitori (il padre era morto durante la prima
guerra mondiale nei pressi di Pasubio), all'età di tre anni si trasferì a
Villafranca di Verona, in casa dello zio. Allievo della Scuola Militare Nunziatella,
dopo il liceo classico si laureò in Giurisprudenza e in Scienze Politiche e vinse
il concorso nella magistratura.
Chiamato alle armi, l'8 settembre del 1943 era ufficiale carrista dell'allora Regio
esercito. Decise che la scelta giusta era di combattere contro i nazisti e i fascisti
per la pace e la democrazia e non esitò a svestirsi della divisa per scegliere le file
dei partigiani, in Veneto; aderì al Partito d'Azione e con il nome di battaglia "Maestro",
divenne presto uno dei comandanti di divisioni partigiane più apprezzati e combattivi.
Catturato dalle SS, fu da queste consegnato alla banda di torturatori del fascista
Mario Carità e rimase per due mesi nelle loro mani. Interrogato e ferocemente
torturato, tacque e fu condannato a morte.
L'insurrezione di Padova e l'arrivo degli alleati gli salvarono la vita.
Morì a Roma, 21 giugno 2001.
 
Il Processo di Verona fu un procedimento giudiziario avvenuto nella nostra città,
al tempo sotto la giurisdizione della Repubblica Sociale Italiana (RSI),
dall'8 al 10 gennaio 1944.
Il processo si tenne in Castelvecchio, nella sala da concerto degli Amici della Musica,
dove nel novembre dell'anno precedente ebbe luogo l'Assemblea del Partito Fascista
Esso vide sul banco degli imputati i 19 membri del Gran Consiglio del Fascismo che,
nella seduta del 25 luglio 1943, avevano sfiduciato Benito Mussolini dalla carica di
Gli imputati, tranne Cianetti che era in posizione privilegiata, a causa della lettera di
pentimento e di ritrattazione del voto che egli aveva inviato a Mussolini subito dopo la
seduta del Gran Consiglio, furono tutti condannati a morte.
Alle 9,20 del giorno 11 la sentenza veniva eseguita da un plotone di esecuzione
formato da uomini della Guardia Nazionale Repubblicana. I condannati affrontavano
la morte serenamente, ad eccezione di Marinelli.
Ciano che all'attimo del fuoco aveva cercato di voltare la faccia al plotone (i condannati
venivano fucilati alla schiena) non moriva alla prima scarica ed aveva bisogno del
colpo di grazia.
 
27 GENNAIO GIORNO DELLA MEMORIA
A Oswiecim (Auschwitz in tedesco), in Polonia, venne inizialmente fondato un campo
di concentramento e di smistamento dei prigionieri di origine polacca e non specifi-
catamente per lo sterminio del popolo ebraico.
Conosciuto in seguito come Stammlager («lager principale»), era l'originario
Konzentrationslager («campo di concentramento») reso operativo dal 14 giugno 1940
e centro amministrativo dell'intero complesso.
Il numero di prigionieri rinchiuso in questo campo fluttuò tra le 15.000 e le oltre 20.000
unità. Qui furono uccise, in una piccola camera a gas ricavata dall'obitorio, o morirono,
a causa delle difficili condizioni di vita, circa 70.000 persone, per lo più intellettuali
polacchi e prigionieri di guerra sovietici
Il 27 gennaio 1945 il campo viene liberato dalle truppe sovietiche.
La prima armata che entrò nel lager fu la LX Armata del Primo Fronte
Ucraino. Vennero trovati circa 7.000 prigionieri ancora in vita. Inoltre,
vennero trovati migliaia di indumenti abbandonati, oggetti vari che
possedevano i prigionieri prima di entrare nel lager e 8 tonnellate
di capelli umani imballati e pronti per il trasporto.
 
 
 
 
PIETRA DEL MESE     IL GRANATO
 
 
Granato
Una delle pietre piu' antiche, di colore rosso bruno, era usata fin
dai tempi preistorici come ornamento. La portarono a lungo
rappresentanti della chiesa e uomini di stato. Era molto
apprezzata come ricordo da scambiarsi sul punto di separarsi,
si diceva che porti lealta', fedelta', buona reputazione,
successo negli affari e vittoria contro gli avversari. Nel Medioevo
si riteneva che curasse le infiammazioni e cambiasse colore all'
avvicinarsi del pericolo.
E' una gemma luminosa e fiera, ricca di significati storici, portata
vi rende piu' attraenti e desiderabili, oltre a darvi fiducia in voi
stessi, attira le simpatie e favorisce il successo in attivita' di
governo. In Persia viene ancor oggi usato come talismano contro
le forze della natura; temporali o uragani, si diceva anche che
tenesse lontano il fulmine e che portasse salute e buon umore.
Il Granato rosso viene associato al segno dell' Ariete, governato
da Marte predilige tutte le pietre che vanno dal rosso al violaceo.
Il Granato porta forza ed energia
 
 
 
 
 
DEMOCRAZIA
(L'ARTE DI AUTOGOVERNO DEL POPOLO O UNA METODOLOGIA PER GESTIRE IL POPOLO?)
 
COMMENTO DI TISCALI AL SITO DI
ITALIA FUTURA
Italia Futura: no al voto, ricompattare la maggioranza. Berlusconi vince perché non ha concorrenza
"La delusione degli "italiani ignoti" e il fallimento della seconda repubblica" ha titolato oggi il sito di Italia Futura, un’associazione molto vicina a Luca Cordero di Montezemolo, prendendo spunto dalle polemiche politiche che stanno devastando in questi giorni il tessuto politico del Paese. Quale delusione? La frustrazione di un governo che non è stato capace di rivitalizzare l’Italia, la frustrazione di un popolo che ancora una volta dovrà, molto probabilmente, recarsi alle urne per dare al Paese un governo stabile.
“Andare alle elezioni non risolverà alcun problema. Perderemmo solo altri sei mesi" si legge su Italia Futura. “Berlusconi, Fini e Bossi - si legge sul sito internet - hanno il dovere di chiudere lo scontro istituzionale che non è degno di un Paese civile, di ricompattare la maggioranza sulla base di un programma elettorale anche minimo, di riforme essenziali per i cittadini e di completare la legislatura". "Berlusconi è stato uno dei più capaci imprenditori italiani – rileva Italia Futura - e sa bene che, alla fine, dopo tutte le chiacchiere e le attenuanti, un leader si misura sulla base dei risultati. Questi, nel giudizio dei cittadini, sono deludenti e ciò conterà nella valutazione del suo operato più di tutte le elezioni vinte per difetto di concorrenza".
Bacchettate anche a certa stampa:  “La seconda Repubblica sta affondando tra veleni e dossier (di dubbia provenienza), distribuiti tramite giornali militanti (di destra e di sinistra) e siti di gossip, in spregio a qualsiasi regola di fair play, correttezza e civiltà. Qualcuno conta, tra l’altro, che questa palude di melma scoraggi qualsiasi velleità di partecipazione al dibattito pubblico di chi non è un politico di professione. E le sue speranze sembrano a questo punto ben riposte. Un assordante silenzio si leva dalla società civile”.
Italia Futura suggerisce una soluzione. “Berlusconi, Fini e Bossi (il quale è spesso apparso essere qualcosa in più di un semplice alleato di governo) hanno dunque il dovere di chiudere uno scontro istituzionale che non è degno di un paese civile, di ricompattare la maggioranza sulla base di un programma anche minimo di riforme essenziali per i cittadini e di completare la legislatura. Se, al contrario, sceglieranno la via della rottura e delle elezioni, venendo meno agli impegni presi con gli italiani, saranno pienamente responsabili delle conseguenze”.
 
12 agosto 2010
Redazione Tisca
 
 
RIPORTIAMO DA UN BLOG CHE RIGUARDA IL MOLISE
 
CHANGEZ LES DAMES                           agosto 6 2010
Non sapevo che il “caso Malan” trattato qualche giorno fa su queste pagine (il senatore che in ossequio alla “razionalizzazione delle risorse lavorative” assumeva presso il suo ufficio al Senato la moglie e la nipote di costei), avesse un precedente ancora più incredibile.
Nel 2005, racconta Gian Antonio Stella, «due deputati leghisti, forse per marcare una innovazione padana nei confronti del vecchio nepotismo partitocratrico», hanno fatto di meglio. Cioè, ognuno «ha assunto in ufficio, a spese dello Stato e quindi di noi cittadini, la moglie dell'altro. Una bella pensata che, aggirando gli stucchevoli paletti di una legge bigotta contro il familismo, apre nuovi orizzonti al mantenimento di figli e cugini, generi e cognati, zie e concubine. Senza più il fastidioso ingombro di provvedere al vitto e alloggio dei propri cari, comodamente collocati a carico delle pubbliche casse». E l’episodio si accompagna all’altro, ben più noto, «del figlio Riccardo e del fratello Franco di Umberto Bossi mandati a fare i consiglieri a Bruxelles e fatti rientrare solo dopo lo scoppio dello scandalo».
Molto interessante anche la cornice descritta da Gian Antonio Stella, fra speculazioni immobiliari, aperture di casinò, sale Bingo e fallimenti. In nome, si capisce, della diversità, e della innovazione padana.
postato da: cavallisanniti alle ore 20:36 | Permalink | commenti (3)
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Da Famiglia Cristiana 4 agosto 2010
La morale "fai da te"
Anticipiamo l'editoriale del numero di Famiglia Cristiana in edicola giovedì 5 agosto: "Il disastro etico è sotto gli occhi di tutti. Stupisce la mancata indignazione della gente".
03/08/2010
La questione morale agita il dibattito politico dal lontano 1981, da quando cioè – undici anni prima di Mani pulite – l’allora segretario del Pci, Enrico Berlinguer, ne parlò per primo. La Seconda Repubblica nacque giurando di non intascar tangenti, di rispettare il bene pubblico, di debellare malaffare e criminalità. Bastano tre cifre, invece, per dirci a che punto siamo arrivati. Nel nostro Paese, in un anno, l’evasione fiscale sottrae all’erario 156 miliardi di euro, le mafie fatturano da 120 a 140 miliardi e la corruzione brucia altri 50 miliardi, se non di più.

    Il disastro etico è sotto gli occhi di tutti. Quel che stupisce è la rassegnazione generale. La mancata indignazione della gente comune. Un sintomo da non trascurare. Vuol dire che il male non riguarda solo il ceto politico. Ha tracimato, colpendo l’intera società. Prevale la “morale fai da te”: è bene solo quello che conviene a me, al mio gruppo, ai miei affiliati. Il “bene comune” è uscito di scena, espressione ormai desueta. La stessa verità oggettiva è piegata a criteri di utilità, interessi e convenienza.

    Se è vero, come ha detto il presidente del Senato Renato Schifani, che «la legalità è un imperativo categorico per tutti, e in primo luogo per i politici, e nessuno ha l’esclusiva», è altrettanto indubbio che c’è, anche ad alti livelli, un’allergia alla legalità e al rispetto delle norme democratiche che regolano la convivenza civile. Lo sbandierato garantismo, soprattutto a favore dei potenti, è troppo spesso pretesa di impunità totale. Nonostante la gravità delle imputazioni. L’appello alla legittimazione del voto popolare non è lasciapassare all’illegalità. Ci si accanisce, invece, contro chi invoca più rispetto delle regole e degli interessi generali. Una concezione padronale dello Stato ha ridotto ministri e politici in “servitori”. Semplici esecutori dei voleri del capo. Quali che siano. Poco importa che il Paese vada allo sfascio. Non si ammettono repliche al pensiero unico. E guai a chi osa sfidare il “dominus” assoluto.

    Che ne sarà del Paese, dopo la rottura avvenuta tra Berlusconi e Fini? La scossa sarà salutare solo se si tornerà a fare “vera” politica. Quella, cioè, che ha a cuore i concreti problemi delle famiglie: dalla disoccupazione giovanile alla crescente povertà. Bisogna avere l’umiltà e la pazienza di ricominciare. Magari con uomini nuovi, di indiscusso prestigio personale e morale. Soprattutto se si aspira alle più alte cariche dello Stato. Giustamente, i vescovi parlano di «emergenza educativa». Preoccupati, tra l’altro, dalla difficoltà di trasmettere alle nuove generazioni valori, comportamenti e stili di vita eticamente fondati.

    Contro l’impotenza morale del Paese, il presidente Napolitano ha invocato i «validi anticorpi» di cui ancora dispone la nostra democrazia e la collettività. Famiglia, scuola e, soprattutto, mondo ecclesiale sono i primi a essere chiamati a dare esempi di coerenza e a combattere il male con più forza. Anche di questo si dibatterà a Reggio Calabria, dal 14 al 17 ottobre, nella 46ª edizione delle Settimane sociali dei cattolici italiani. Dei 900 delegati, 200 sono giovani. Una scelta. Un investimento. Un piccolo segnale di speranza.
 
"I ladri di beni privati passano la vita in carcere e in catene, quelli di beni pubblici nelle ricchezze e negli onori."
"Fures privatorum furtorum in nervo atque in compedibus aetatem agunt, fures publici in auro atque in purpura."
Catone, citazione in Aulo Gellio, Notti attiche, XI, 18, 18.
 
 
 
 
 
 
Libera Accademia di Fontanafredda
 
 
La S.V.I . è gentilmente invitata, domenica 28 marzo 2010, alla serata del Premio Rondini presso la nostra sede in Fontanafredda di Valeggio sul Mincio – VR  
Programma della serata:
ore 17,30 Presentazione di “Processo a Gesù” di Diego Fabbri
a cura dell’Estravagarioteatro
ore 18,30 Esibizione della étoile
ore 18,35 Omaggio delle Allieve del C.E.A. alla illustre maestra
ore 18.45 Consegna del Premio Rondini alla étoile Gloria Grigolato
ore 19,00 Buffè
 
il Comitato Direttivo
 
 
 
 
       
Gloria Gridolato
 
NEMO PROFETA IN PATRIA
Figli illustri che trovano soddisfazioni fuori dai  patri confini
 
un passo di danza della nostra etoile
 
Domenica  sera 13.12. 2009, festa di Santa Lucia, il Teatro Salieri di Legnago ha insignito la nostra concittadina, GLORIA GRICOLATO, con il  premio alla carriera e soprattutto per essersi affermata nel Regno Unito. 
La nostra etoile ha ballato un assolo del primo atto del balletto Raymonda.
La serata sara' trasmessa su Tele Arena il 24-25-26 dicembre.
 
Complimenti alla nostra insigne concittadina.
 
 
 
 
SCUOLA & GIOVANI
LA LETTERA. Il direttore generale della Luiss
avremmo voluto che l'Italia fosse diversa e abbiamo fallito
"Figlio mio, lascia questo Paese"
di PIER LUIGI CELLI
L'università La Sapienza di Roma
Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

L'autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.
(30 novembre 2009)
 
 
 
 
 
Pubblicato da RED on lunedì 20 aprile 2009
Sfogliando una rivista ho letto un articolo che ha stuzzicato la mia curiosità: il titolo era "Voglio che tutti siano felici", che di per sè è una dichiarazione forte, ma se considerate che è stata detta dall'imprenditore Brunello Cucinelli ed è riferita ai suoi dipendenti ... bhè questo fa riflettere ancora di più ...
 
Brunello Cucinelli è un imprenditore filosofo ed è così diverso dagli altri da aver scelto un borgo antico come sede della sua fabbrica, perchè pensa che la qualità dalla vita dei suoi dipendenti sia molto importante e che il "bello" renda migliore il tempo passato al lavoro.
 
La sua fabbrica produce maglieria in cachemire colorato, seguendo le orme della mamma, che lavorava in casa per conto terzi. Sceglie il borgo di Solomeo come sede in quanto la fidanzatina, attuale moglie, era nativa di lì e in 23 anni di appassionato lavoro ristruttura il borgo vecchio, che versava in stato di abbandono. Lavorano per lui 500 dipendenti che non timbrano il cartellino ma che devono organizzarsi con i colleghi per gestire le assenze in modo che il lavoro non ne risenta; l'assenteismo è pari a zero, i dipendenti vengono pagati il 20% in più rispetto ai contratti di lavoro, in quanto, secondo l'imprenditore, si lavora meglio se non si ha problemi a pagare il mutuo ... Crede nella creatività di tutti i suoi dipendenti: il logo per una linea di prodotto gli è stato suggerito dalla signora delle pulizie ...
 
 
Imprenditore etico del cachemire, fornitore anche di Fausto Bertinotti.
Brunello Cucinelli è nato a Castel Rigone, in provincia di Perugia, nel 1956, in un podere dove la famiglia ha vissuto senza acqua né luce fino alla fine degli anni Sessanta.
Oggi è il re assoluto del cachemire italiano; ha punti vendita a Parigi, New York, Mosca, Giappone, USA; Francia, Spagna, Svizzera e Nord Europa. Ha un fatturato complessivo di 62.5 milioni di euro, di cui di esportazione 37.5 milioni.
Cucinelli è conosciuto come l’industriale filosofo, la sua azienda come umanistica. Si concretizza in regole come: l’orario dalla 8 alle 18 per tutti, tutti hanno le chiavi dell’azienda, tutti puliscono il proprio piano di lavoro, lo stipendio di tutti è all’incirca del 20% superiore alla media dei colleghi dello stesso settore in Italia, il profitto deve avere un volto umano, ovvero deve far.
Sostiene che il lavoro serva a migliorare le condizioni dell’essere umano. Per questo ha fondato nel 1985 a Solomeo (PG), nel borgo medievale da cui proviene al moglie Federica, l’azienda che oggi lo ha reso famoso nel mondo. Nella Rocca ci sono uffici e laboratori; nella vecchia casa del fattore la mensa Il Foro delle Arti, il teatro, l’ippodromo e il Ninfeo, che insieme alla Chiesa e la Piazza Centrale sono elementi architettonici realizzati durante la ristrutturazione del borgo, al fine di “migliorare la vita degli esseri umani”.
La sua Impresa Umanistica viene studiata nelle Università. Ha scelto il cachemire come ambito produttivo per tre motivi: 1) Marketing Imagination di Theodore Leavitt sosteneva che i Paesi industrializzati avrebbero dovuto concentrare la loro produzione nelle gamme alte; 2) del cachemire “non si butta nulla” 3) i ricchi esisteranno sempre.
HA DETTO DEL DENARO: riveste un vero valore solo quando viene speso per migliorare l’esistenza e la crescita dell’uomo. E questo è il nostro fine. (www.brunellocucinelli.it)
ISPIRATORI: Socrate, Seneca e Francesco D’Assisi. E poi San Benedetto, Platone, Aristotele, Rousseau e Spinoza.
ETICA: la sua azienda, come anche le ultime tendenze dell’economia globale, si orientano oggi sempre di più verso una riscoperta di valori umani. Il risultato?: “un gruppo (di lavoro) unito dove ognuno ha un ruolo da svolgere per il bene di tutti”. (brunellocucinelli.it)
L’ESERGO DELL’HOME PAGE DEL SUO SITO: Il bello ci salverà. Dostoevskij (www.brunellocucinelli.it)
DICE DELLA SUA OPERA: Credo in una impresa umanistica, che risponda nella forma più nobile a tutte le regole di etica che l’essere umano ha definito. (www.brunellocucinelli.it)
HA DETTO DI BERTINOTTI: Non amo tanto Bertinotti, perché anche lui purtroppo lavora, come tanti altri politici, solo per essere rieletto. E poi sempre con quell’aria saccente di una certa sinistra arcaica e intollerante. Mi piaceva Gorbaciov, Anche Clinton. Mi mancano gli idealisti. Una figura a cui sono affezionato è Che Guevara, il simbolo del sogno e dell’avventura. (Quotidiano Nazionale, 08/10/2005)
 
 
 
PROGETTO DAL ROMANZO AL LIBRO: UN VIAGGIO ALLO SPECCHIO
- LETTURE COMPARATE LIBRO/FILM –
 
Il Consiglio Direttivo, in aderenza alle finalità generali dell’Associazione Culturale “Cittadini per..”,nell’ambito del servizio Book Express, per migliorare l’interscambio culturale fra i fruitori e su espressa richiesta degli stessi, ha ritenuto utile istituire un corso di lettura comparata libro/film da attivarsi secondo il seguente programma di massima:
 
Titolo del Progetto: Dal Romanzo al Film: un viaggio allo specchio –
Letture comparate libro/film.
 Inizio: 1/6/09: con la preparazione del coordinatore e degli animatori
 
Sviluppo: dal mese di ottobre 2009 al mese di febbraio 2010, svolgimento
del programma secondo il seguente schema di massima:
            Incontri settimanali al lunedì dalle ore 20,30:
 
1° incontro: presentazione del libro da parte del conduttore con indicazioni delle chiavi di lettura e dei brani significativi;
 
2° incontro: feed bach dei lettori con esposizione delle impressioni da parte del corsista designato e lettura dei brani significativi;
3° incontro: lettura comparata libro/film con schede animate a cura del conduttore;
4° incontro: Proiezione e commenti al film.
 
Programma culturale: Dal romanzo al film: un viaggio allo specchio
 
Analisi del testo romanzesco e cinematografico attraverso il viaggio interculturale e personale dei protagonisti.
 
Persepolis (2007). Libro/Fumetto e Film di di Marjane Satrapi
 
L'opera narra la vita dell'autrice, dall'infanzia trascorsa in Iran sino all'età adulta; da un lato, Persepolis racconta soprattutto dell'Iran, dell'evoluzione e dei mutamenti che tale Paese ha subìto in seguito alla Rivoluzione Islamica, visti attraverso gli occhi prima di una bambina e poi di una donna adulta; ma racconta anche dell'Europa, del mondo "occidentale" osservato da un'adolescente costretta ad allontanarsi dal proprio Paese e da una dittatura opprimente, soprattutto verso le donne.
 
Premi Festival di Cannes: Premio della Giuria; Golden Globe Awards: Nomination Miglior Film Straniero; Oscars: Nomination Miglior Film d’Animazione; ….
 
Monsieur Ibrahim e i Fiori del Corano (2003). Regia: François Dupeyron, Monsieur Ibrahim e i Fiori del Corano (2003), Eric Emmanuel Scmitt
 
Premi Mostra di Venezia Premio del Pubblico e Leone d’Oro alla Carriera per Sharif
 
Parigi, anni '60. Momo ha undici anni e vive solo con un padre depresso e taciturno. Il ragazzino stringe amicizia con Ibrahim (Omar Sharif), il proprietario arabo della drogheria del quartiere ebraico. Insieme intraprendono un viaggio verso Oriente, lungo un percorso disseminato dei "fiori del Corano", le frasi che l'anziano sufita pronuncia nelle conversazioni con il suo piccolo amico.
 
Into the Wild (2007). Regia: Sean Penn
Nelle Terre Estreme (1997), John Krakauer
 
Il film racconta la storia vera di Christopher McCandless, un giovane benestante che, subito dopo la laurea in scienze sociali all'Università di Emory nel 1990, dona i suoi risparmi all'Oxfam e abbandona amici e famiglia per sfuggire ad una società consumista e capitalista in cui non riesce più a vivere. La sua inquietudine, in parte dovuta al pessimo rapporto con la famiglia e in parte alle letture di autori anticonformisti come Thoreau e London, lo porta a viaggiare per due anni negli Stati Uniti e nel Messico del nord, con lo pseudonimo Alexander Supertramp. Durante il suo lungo viaggio verso l'Alaska incontrerà sulla sua strada diversi personaggi: una coppia hippie, un giovane trebbiatore del South Dakota, una giovane cantautrice hippie ed un anziano veterano chiuso nei suoi ricordi, a cui cambierà la vita con il suo messaggio di libertà e amore fraterno e dai quali riceverà la formazione necessaria per affrontare le immense terre dell'Alaska.
 
Premi Nomination Oscar 2008 al miglior attore non protagonista; Nomination Oscar per il miglior montaggio; Nomination Golden Globe 2008 Miglior colonna sonora; Nomination David di Donatello 2008 Miglior film straniero ; Golden Globe 2008 Migliore canzone originale (Guaranteed); Festa Internazionale di Roma 2007
Premio Fastweb per la sezione Première; Ciak d'oro 2008 Miglior film straniero
 
Il Destino nel Nome (2006). Regia: Mira Nair
L’Omonimo (2003), Jhumpa Lahiri
 
Ashima e Ashoke sono due giovani bengalesi, il cui matrimonio viene combinato dalle rispettive famiglie. Una volta sposati si trasferisco negli Stati Uniti, dove l'impatto con la fredda e grigia New York contrasta con i colori caldi di Calcutta. Nel corso degli anni inizieranno a conoscersi, amarsi e rispettarsi mettendo al mondo due figli, e dovendo adattarsi ad un paese culturalmente molto diverso dal loro.
 
            Premi National Board of Review of Motion Pictures Awards, 2007: Miglior Film
Indipendente
 
I Diari della Motocicletta (2004). Regia: Walter Salles
Latinoamericana (2004), Ernesto Che Guevara
 
Nel 1952, due giovani argentini, Ernesto Guevara e Alberto Granado, si misero in viaggio per scoprire la vera America Latina. Ernesto, 23 anni, è uno studente in medicina specializzando in leprologia, e Alberto, 29 anni, è un biochimico. Il film segue i due giovani mentre scoprono la complessa e ricca topografia umana del continente latinoamericano.
 
Premi British Academy of Film and Television Arts Awards, 2005: Miglior film
non in lingua inglese; Oscars 2005: Miglior canzone originale
 
L'iscrizione è completamente gratuita.
E' sufficiante compilare la seguente scheda (fare copia e incolla) e inviarla via fax a: 1786060912
 
Il Presidente dell’Associazione “Cittadiniper”
Dott. Giuseppe Passarelli
 
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In fede
 
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CONVEGNO

SUL

FEDERALISMO

Una tre giorni culturale molto interessante a Villafranca di Verona.

Il 15, 21 e 27 aprile 2009 dalle ore 21 presso la sala Mirò di corso Vittorio Emanuele si è parlato ampiamente e approfonditamente di Federalismo.

Il Convegno, primo del suo genere in Villafranca, è stato organizzato dalla nascente Associazione Culturale "Cittadini per.." di Villafranca di Verona e dalla Casa d’Europa di Verona, con il Patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Villafranca.

Saverio Cacopardi, segretario della Casa d’Europa di Verona ha ripercorso i momenti salienti della fondazione degli U.S.A. nella relazione “La nascita degli USA e la dimensione cosmopolitica del federalismo”;

Giorgio Anselmi, segretario nazionale del Movimento Federalista Europeo, ha tratteggiato invece il percorso della più antica proposta di federalismo nella relazione “La Confederazione Elvetica e la dimensione comunitaria del federalismo”;

Interessantissima poi la tavola rotonda finale in cui:

Flavio Rodighiero, prof. a La Sapienza di Roma e Presidente dell’ESU di Padova, ha sintetizzato il percorso culturale del federalismo: Dal Comune all’Europa;

Silvio Gandini, vice Presidente dell’ANCI Veneto e sindaco di Legnago, ha delineato le richieste e le motivazioni del movimento dei Sindaci del nord-est;

Simonetta Rubinato, sindaco del comune di Roncade(TV) e parlamentare alla Camera dei Deputati, ha tracciato un esauriente profilo della proposta di legge sul federalismo fiscale in discussione al Parlamento Italiano.

Ricco e circostanziato il dibattito che ha mostrato particolare coinvolgimento di pubblico e vivo interesse dei partecipanti con una folta presenza di giovani studenti degli Istituti Superiori del Villafranchese.

 

 

 

Un handicap essere bravi,

dice autore di

"La fuga dei talenti"

Un'astrobiologa a Londra, capace di trovare acqua e metano nello spazio; un compositore osannato dalla critica musicale di mezzo mondo e di base a New York; un manager delle risorse umane a Houston, Texas, che ha trasferito nel mondo dell'azienda le sue conoscenze musicali. Caratteristiche comuni: giovane età, nazionalità italiana, bravura fuori dal comune. E carriera fuori dall'Italia.

Sono tre delle storie raccolte da un giornalista che ha tracciato un quadro impietoso del Belpaese, attraverso il ritratto di giovani professionisti che l'Italia si è lasciata scappare.

"Ho iniziato da quelli che conoscevo, da quelli che conoscevano i miei amici. Poi c'è stato un passaparola tra quelli che intervistavo e che mi segnalavano altri", spiega a Reuters Sergio Nava, 35 anni, giornalista di Radio 24 Il Sole 24 Ore, recente esperienza come portavoce a Strasburgo del gruppo Are, Assemblea delle Regioni d'Europa ("scelto solo in base a curriculum, prova scritta e colloqui"), autore di "La fuga dei talenti" (San Paolo), che viene presentato oggi alle 17 alla rappresentanza della Commissione Europea a Milano (corso Magenta 61).

Storie, quelle raccolte da Nava, di professionisti "tutti (o quasi) accomunati da un male originale: l'essere bravi, capaci, meritevoli, con una marcia in più. E proprio per questo svalutati, sviliti, rifiutati e messi nell'angolo da un Paese che non offre loro alcun tipo di opportunità, oppure ... li blocca a un certo punto della loro carriera in una situazione di stallo, impedendo loro di dare fondo a tutte le proprie risorse. E di aiutare l'Italia a risollevarsi".

Così, Giovanna Tinetti, astrobiologa, laurea con lode all'Università di Torino, raccoglie in Inghilterra i frutti di una ricerca sviluppata tra Parigi, California e Londra, pubblicando i risultati sulla scoperta di acqua e metano in un pianeta extrasolare. Mentre Oscar Bianchi, diploma in tempo record al Conservatorio di Milano, si sfoga confessando che "nella musica italiana oggi non esiste mercato: quello che c'era l'ha distrutto la politica. Rimangono solo piccole e rare oasi", e intraprende una carriera folgorante dopo il master a Parigi ed il dottorato a New York.

La formazione musicale è servita invece a Gianni Chirichella, studi al Conservatorio e laurea con lode in Estetica alla facoltà di Lettere e Filosofia della Statale di Milano, per sviluppare un'insolita competenza nel campo dell'organizzazione aziendale e delle risorse umane, che attraverso varie esperienze estere lo vede oggi "in carriera" a Houston, Texas.

BRAVURA E SEMPLICITA' I TRATTI COMUNI DI CHI SFONDA ALL'ESTERO

La cosa sorprendente, tra queste e altre storie di giovani di successo emigrati all'estero, è "la capacità di tanti italiani di essere protagonisti. Più bravi, flessibili, geniali di altri. Forse perchè abituati a confrontarsi con l'emergenza, e a doversi arrangiare, per chi non è raccomandato o non ha una famiglia che conta", dice Nava.

Il risvolto amaro è la conferma di un sistema Italia che continua a ignorare la meritocrazia, a premiare il familismo e le raccomandazioni. E a sperperare talenti. Al punto, ricorda il libro, che secondo il rapporto Italiani nel Mondo 2006, "la situazione attuale è equivalente al fatto che tre delle nostre maggiori Università lavorano solo per formare competenze che vengono poi utilizzate esclusivamente da Paesi stranieri".

Curioso e sorprendente, "il filo conduttore tra queste persone è l'umiltà, contrapposta all'arroganza di raccomandati e 'portaborse' che si incrociano qui", dice Nava. Che ispirandosi alla feroce ironia di Jonathan Swift, lancia una sua "Modesta proposta" in tre punti, in una situazione che considera causa di declino per l'Italia: rende obbligatorio per tutti gli studenti delle superiori un periodo di studio all'estero, "possibilmente in Paesi di provata meritocrazia"; punire come reato con pene sino a 10 anni la raccomandazione; premiare le aziende che affidandosi a pool di esperti assumano soltanto in base al merito

Roberto Bonzio

tratto da:

http://it.notizie.yahoo.com/4/20090421/tso-oitlr-intervista-fugatalenti-permart-89ec962.html

 

Dove abita la saggezza? 

Non è solo una questione d'età o di esperienza: la saggezza, lungi dall'essere un concetto puramente astratto o filosofico, risiede in specifiche zone del nostro cervello, ha cioè solide basi neurobiologiche. A sostenere la suggestiva ipotesi un gruppo di ricercatori dell'Università della California, autori di un'originale overview  pubblicata sulla rivista Archives of General Psychiatry. Sebbene la definizione di saggezza sia piuttosto soggettiva e mutuata nel tempo da influssi storici e religiosi, alcuni tratti caratteriali sono comunemente riconosciuti come propri di un "individuo assennato": empatia, altruismo, stabilità emotiva, conoscenza di sé, attitudine ai rapporti sociali, tolleranza.

Ebbene, per ricostruire i circuiti cerebrali della saggezza, il team guidato da Dilip Jeste, professore di psichiatria e neuroscienze della School of Medicine di San Diego, ha preso in esame articoli originali e pubblicazioni scientifiche che analizzassero le basi biologiche di questi tratti. I ricercatori hanno così scoperto, ad esempio, che ponderare una situazione, valutandone pro e contro, attiva la corteccia prefrontale mediana, mentre tentare di risolvere un conflitto impegna i cingolati anteriori.

"Alla luce di queste scoperte si può ipotizzare che la saggezza nasca da un ottimale equlibrio tra le aree cerebrali più primitive (come il sistema limbico ) e quelle più evolute (come la corteccia prefrontale)", spiegano gli autori. "Auspichiamo che queste evidenze possano essere d'aiuto nella pratica clinica in particolare per trattare individui che, a causa di lesioni cerebrali, perdono il proprio equilibrio psico-fisico".

E chissà se un giorno riusciremo ad avere anche noi una pillola per diventare più saggi.

Fonte : Jeste DP, Meeks TW. Neurobiology of wisdom: a literature overview. Archives of General Psychiatry 2009; 66 (4): 355 DOI: 10.1001/archgenpsychiatry.2009.8.

stefania mengoni 

 

 

 ROMEO AND JULIET

 

You, Capulet, shall go along with me;
And, Montague, come you this afternoon,
To know our  farther pleausure in this case,
To old Freetown, our common judgment place,
Once more, on pain of death, all men depart.
 (William Shakespeare)
 
 
Voi Capuleti seguitemi, e voi Montecchi:
trovatevi stasera nel vecchio castello di Villafranca,
dove udrete la mia sentenza per i fatti avvenuti,
nel luogo di giudizio ordinario.
Allontanatevi, ripeto,pena la morte

 

 

 

 

 

Ma come faceva Shakespeare a conoscere Villafranca?

Qui di seguito riporto alcune deduzioni che sembrano illuminare il caso.

Una cosa è certa Villafranca di Verona era molto nota ben prima del Risorgimento italiano!!!!

 

 

FORSE NON TUTTI SANNO CHE…………………………..
 
Villafranca di Verona è una città Shakespeariana, infatti basta leggere il testo del Romeo e Giulietta per rendersene conto.
 
Qui di seguito riporto alcune considerazioni, meglio sarebbe però se nel piazzale del Castello scaligero venisse installata una lapide con le parole del sommo Shakespeare, come ha fatto Verona selle mura vicino alla torre dell’orologio di piazza Bra.
 
In appendice vengono riportate alcune note circa l’importanza di Villafranca di Verona fin dal XV secolo.
 
 
 
Romeo e Giulietta:
 
LE ORIGINI
 
Una leggenda senese del basso medioevo, probabilmente, la fonte più lontana da cui trasse origine la tradizione letteraria che Shakespeare, con la tragedia sui due infelici amanti veronesi, ha portato allo splendore e all'immortalità. Se ne appropriò Masuccio Salernitano (pseudonimo di Tomaso dei Guardati, 1415-1476), uno dei maggiori narratori del Quattrocento italiano, che la riscrisse nel suo Novellino con il titolo I due amanti senesi (novella 33): Mariotto e Ganozza, finiti tragicamente dopo un amore contrastato. Umanità e originalità nelle situazioni e capacità narrativa caratterizzano l'opera dell'autore salernitano.A questa novella s'ispirò Luigi Da Porto, nobile vicentino e celebre uomo d'armi (1485-1529), del quale nel 1531, due anni dopo la sua scomparsa, apparve la Istoria novellamente ritrovata di due nobili amanti riproposta, leggermente diversa, in un'edizione del 1539 con il titolo La Giulietta. Mutati i nomi popolareschi del racconto di Masuccio in quelli di Romeo e Giulietta, e così saranno tramandati in tutte le letterature, il Da Porto immagina lo svolgimento della novella in Verona al tempo della signoria di Bartolomeo della Scala (1301-1304). Fondandosi su un'errata interpretazione del celebre verso dantesco ("Vieni a veder Montecchi e Cappelletti" "color già tristi ... ", Purg. VI, v. 106 e v. 108), attribuisce una violenta rivalità tra le due nobili famiglie del ceto urbano veronese con l'amara conseguenza d'impedire il sorgere dell'amore tra i due giovani. Vi entrano pure la rissa, la morte d'un cugino dell'amata perpetrata da Romeo, l'ostracismo dalla città di quest'ultimo e la tragica fine di entrambi. La grazia, la poesia del Da Porto, la calda serena partecipazione concedono un tocco di grandezza alla novella che risente, tutavia, della gracilità dell'ordito.Forse per questo Matteo Bandello pensò ad un rifacimento. Lo scrittore alessandrino (1485-1561) indirizzò a Girolamo Fracastoro la sua novella (libro 11, 9) La sfortunata morte di due infelicissimi amanti che l'uno di veleno e l'altro di dolore morirono, con vari accidenti. I novellieri italiani ispirarono Lope Félix de Vega y Carpio nel dramma Castelvines y Monteses più volte portato sulla scena. Roselo e Julia sono contrastati dalla rivalità delle due famiglie e la giovane è costretta ad accettare un altro fidanzato; ma al momento delle nozze ella sviene e cade come morta. Deposta nella cripta, al suo risveglio trova Roselo. La voce dell'amore è il fulcro attorno cui ruota il dramma. Con l'opera di Lope nasce i motivo della "morta viva" ripreso da Shakespeare.Vescovo di Agen, il Bandello ebbe la fortuna di vedere tradotte in francese le sue novelle e Pierre Boisteau le divulgò in Inghilterra dove la tragedia dei due giovani veronesi trovò terreno fertile e un'accoglienza straordinariamente attiva. Tradotta da Willian Painter che la pubblicò assieme ad altri racconti "amorosi" nel Palazzo del piacere, e poi resa liberamente nel poema The tragical historye of Romeus and Iuliet nel 1562 da Arthur Broocke, la novella conquistò subito gli inglesi e ad essa s'accostò Shakespeare.La prima edizione del 1591, An excellen conceited Tragedie of Romeo and Iulíet, fu seguita da molte altre che in questa sede non vale ricordare poiché l'opera shakespeariana, fa parte ormai del patrimonio della cultura del mondo e, quindi, molto noto è tutto ciò che riguarda il genio di Stratford upon Avon. Certamente Shakespeare non inventò la tragicità dell'amore né il dramma degli amanti spesso contrastati; la letteratura precedente riporta capolavori straordinari e sui quali si è incentrata l'attenzione di lettori attratti da una realtà così tanto vicina alla vita dell'uomo e alle vicende della sua esistenza; basterebbero le grandi opere medievali a ricordare quanto avvenne prima del '500: Tristano e le dolorose peripezie de suo splendido amore per Isotta, Lancillotto( con le sue prove per arrivare a Ginevra, Abelardo affascinante e terribilmente punito per il suo sentimento per Eloisa, Sigfrido e Brunilde; e prima di tutti i canti di Snorri Sturlusson con le sue saghe islandesi.Shakespeare ebbe il merito, al di là della sua capacità creativa, di dare vita e morte, nello stesso tempo, al più puro dei sentimenti sottraendolo, grazie al volto di due giovani succubi d'un mondo feroce di adulti dediti ai loro bassi interessi, alla banalità del sopravvivere quotidiano.
 
 
I LUOGHI DELL’AMBIENTAZIONE
 
 
 
SHAKESPEARE:
 
L’infelice storia dei due sfortunati amanti l’autore l’ambienta nelle città di Verona e Mantova,
ma parla anche di un “VECCHIO CASTELLO DI VILLAFRANCA” dove fa operare “LA CORTE DI GIUSTIZIA”; infatti.
 
ATTO I scena 1^
 
 
Entra il principe della Scala con il seguito
 
(Il principe redarguisce i duellanti chiamandoli
“sudditi ribelli, nemici della pace, che profanate
le spade col rosso del sangue cittadino”..)
 
…………
.
 
Se ancora una volta oserete turbare la nostra città
Pagherete con la vita la vostra colpa.
Per oggi vada. Allontanatevi di qua.
Voi Capuleti seguitemi, e voi Montecchi:
trovatevi stasera nel vecchio castello di Villafranca
dove udrete la mia sentenza per i fatti avvenuti,
nel luogo di giudizio ordinario. Allontanatevi, ripeto,
pena la morte.
 
Escono tutti [tranne Montecchi, la moglie e Benvolio]
 
BANDELLO:
 
Il Bandello ambienta anche lui la vicenda in Verona e Mantova,
ma circostanzia maggiormente alcuni episodi di Villafranca.
Qui infatti avviene che il conte Paris conosce in Chiesa l’infelice
Giulietta; qui i Capelletti possedevano un “bellissimo podere”:
 
Egli chiamata a sé la figliuola, dopo alcuni ragionamenti le disse: - Figliuola mia, veggendoti oggimai d'età da marito, t'ho ritrovato uno sposo molto nobile, ricco e bello, il quale è signor e conte di Lodrone. Perciò disponti a prenderlo e far quanto io voglio, ché simili onorevoli partiti si trovano di rado
. A questo Giulietta con maggior animo che ad una fanciulla non conveniva, liberamente rispose che ella non voleva maritarsi. Il padre si turbò forte e salito in còlera fu vicino a batterla. Ben la minaccìò rigidamente con agre parole, ed a la fine le conchiuse che volesse o no, fra tre o quattro giorni ella deliberasse andar con la madre ed altre parenti a Villafranca, perciò che quivi deveva venir il conte Paris con sua compagnia a vederla, e che a questo non facesse né replica né resistenza se non voleva che le rompesse il capo e la facesse la pìú trista figliuola che mai fosse nata. Qual fosse l'animo di Giulietta, quali i pensieri, pensilo chi mai provò le fiamme amorose. Ella restò sí stordita che proprio pareva tòcca da la saetta del folgorante tuono. In sé poi rivenuta avvisò del tutto Romeo per via di fra Lorenzo. Romeo le riscrisse che facesse buon animo, perché verria in breve a levarla de la casa dei padre e condurla a Mantova. Or fu pur forza che andasse a Villafranca, ove il padre aveva un bellissimo podere. Ella v'andò con quel piacere che vanno i condamiiti a la morte su le forche ad esser impiccati per la gola. Era quivi il conte Paris, il quale ne la chiesa a messa la vide, e ben che fosse magra, pallida e malinconica, gli piacque, e venne a Verona, ove con messer Antonio conchiuse il matrimonio.
 
 
 
DA PORTO
 
Anch’egli ambienta “La storia di due nobili amanti” in Verona e Mantova.
A proposito di Villafranca così fa dire a Giulietta che si sta confidando con il frate Lorenzo:
“io vedo bene che si stanno preparando le mie nozze, che dovranno celebrarsi in un palazzo di mio padre, che è sulla strada per Mantova, a un paio di miglia fuori Verona…”
 
Riflessioni
 
Come è evidente, la versione del Da Porto non contrasta con quella del Bandello e tanto meno con quella dello Shakespeare.
Essa però fa supporre che l’ambientazione della dimora campestre di messer Antonio Cappelletti fosse in un podere lungo la statale per Mantova: nei pressi di Dossobuono???
 
Dove poteva trovarsi invece il podere dei Cappelletti in Bandello?
 
Una prima coincidenza è che la casa dei Capuleti in Verona è situata in via Cappello.
A Villafranca esiste una località, a poche centinaia di metri dal centro cittadino, denominata
anch’essa Cappello.
 
Mario Franzosi nel suo “Villafranca di Verona, dal Borgo Franco ai giorni nostri”, Editrice Libreria Veneta, Villafranca di Verona 1989, così spiega il toponimo:
 
“Cappello, deformazione di «cappella», nel senso di chiesetta soggetta per gli uffici maggiori alla chiesa matrice, menzionata forse per la prima volta in un atto del 27 luglio 1150 con Vivianus de pre Capello. Il nome Cappello potrebbe venire anche da capella nel senso di capra, ed il luogo potrebbe benissimo in passato essere stato destinato alle capre. La voce potrebbe da ultimo ricollegarsi all’antico diritto di tagliare e portar seco i rami degli alberi dei boschi (capelum). L’etimo è sicuramente attestato con la moderna dizione in atti del XV e XVI secolo (Archivio del Comune di Villafranca in Sezione Archivio di Stato Verona)”
 
Non è cervellotica l’idea che il “bellissimo podere” posseduto da messer Antonio Capelletti in Villafranca fosse nella località Cappello, dove magari poteva esserci una manifattura di pellame:
Cà (casa, cascinale, contrada) delle pelli o dei pellicciai (in latino pellis = pellame e pellicciaio = pellio/onis).
 
 
VILLAFRANCA DI VERONA NEL 1400
 
Firenze University Press
Alberto Castaldini
Reti creditizie, reti culturali.
Sabato da Lodi a Villafranca Veronese
nella seconda metà del Quattrocento
Estratto da Reti Medievali Rivista, VI-2005/1 (gennaio-giugno)
 
1. Origine del banco di Villafranca
Proprio per la sua felice posizione sul confine fra la repubblica veneta e il
territorio mantovano, a metà strada fra Verona e Mantova, Villafranca divenne
sede di prestatori provenienti non solo dalla Lombardia ma anche dall’Italia
centrale, in particolare dalla Toscana. Nell’ultimo scorcio del secolo XV,
prima che la predicazione dei minori osservanti si abbattesse sui prestatori
veronesi e mantovani, il nucleo ebraico residente in questo piccolo centro era
di una certa consistenza, come conferma nel suo Itinerario il veneziano Marin
Sanudo, in visita nel 1483:
“Villafranca è bellissima adornata di caxe di muro non poche. À una rocha con molte caxe dentro, era habitade de Judei”2.
A Villafranca direttamente o indirettamente, attraverso società e cointeressenze,
tennero banco a partire circa dal 1474 prestatori del rango dei da Pisa (tramite
un agente di Vitale di Isacco, quel Leuccio o Eleuzio, figlio di Consiglio di
Leuccio da Viterbo ma denominato talora anche “de Pisis”, ufficialmente gestore
fino circa al 1480 per conto di Emanuele di Buonaiuto da Camerino e poi da questi dimesso.